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October 11 Di stronzi ce ne sono in giro, ma tutti io li devo beccare?di stronzi ce ne sono in giro...ma mi sono rotta il cazzo di dovermeli sempre trovare io.. porca troia. ma si succede tutto così, all'improvviso.. conosci una persona, cominci ad affezionarti..dopo le altre mille delusioni non riesci a lasciarti andare perchè hai paura.. ma quando lui ti dice di doverti fidare..di lasciarti andare perchè lui è diverso, lui ti vuole bene.. lo fai. lo fai e trovi un'altra illusione.. tu fai di tutto per lui, litighi con i genitri, con la sorella..fai casino per poterlo vedere una volta..fai casino per vederlo quelle poche volte. poi dopo un po' senti che c'è qualcosa che non va..e anche se non ci hai parlato apertamente, riesci a capire le sue intenzioni:ti vuole mollare. ti molla, e due giorni dopo, alle otto e mezza d mattina, si presenta davanti a casa tua per parlare..dice che ha voglia di ricominciare con te,che ha sbagliato.. tu ci credi.. poi leggi il contrario.. ci chiarisci, ti rassegni.. ma lui ancora una volta non è capace di essere sincero al 100%..ti dice che era confuso x via di un'altra donna.. ti dice che sta male xk siamo un po' lontani e non riusciamo a vederci.. TU CI CREDI. poi scopri, che la donna per cui ha perso la testa, abita ancora più lontana, perfino in un'altra regione.. E CI STAI DI MERDA.MUORI DENTRO. tu che a lui ci tieni ancora troppo.tu che gli hai detto per la prima volta TI AMO. tu che hai FATTO DI TUTTO PER LUI. lui che TI ABBANDONA così, senza una ragione valida. e io che gli dicevo anche che se aveva bisogno poteva cercarmi...che lo avrei aiutato..e lui mi ferisce un altra volta. io veramente, non ce la faccio più..e i chiedo perchè le persone che non si meritano di avere una persona che le ama, la trovano sempre e non apprezzano ciò che hanno..io mi chiedo quand'è che finalmente qualcuno riuscirà a capire che non si può giocare così con i sentimenti di una ragazza. una ragazza che pur avendo diciassette anni, può dare tutto ad un uomo. ormai gli ho dato tutto..e lui come mi ripaga? dicendomi delle balle assurde anche sul motivo x cui mi ha mollata. io non ho parole davvero... basta. July 25 Gestia volte mi sento come se fossi in un certo luogo apposta x studiare le persone: gli atteggiamenti, i gesti che li accomunano, le parole.. noto differenze a seconda dei vari luoghi in cui ci si trova..come ad esempio le persone qui al nord, per indicare qualcosa o per invitare qualcuno a prendere qualcosa senza formulare un invito vocale, ritirino un pò' il braccio come se lo volessero caricare, e lo allunghino verso l'oggetto x cui si sta facendo l'invito, associando il gesto ad una specifica espressione del viso: occhi aperti, sopracciglia appena inarcate.. Un altra cosa è il gesto che si fa, involontariamente, quando si pensa a qualcosa: se si sta pensando ad una risposta che non è fondamentale, solitamente si ha lo sguardo rivolto in alto a destra, come se volessimo provare a guardare un'idea appoggiata nella parte superiore destra del cervello.Quando invece si pensa profondamente a qualcosa, il gesto tipico è quello di appoggiare le prime tre dita, partendo dal pollice (due dita semi distese sulla fronte, e il pollice appoggiato su una delle due tempie, a seconda della mano che si utilizza), sulla fronte che, leggermente abbassata, ci fa assumere un'espressione chiamata "di concentrazione". Un altra cosa che accomuna gli esseri umani, è la gesticolazione durante un discorso.I gesti che si fanno durante un discorso, sono anch'essi involontari, sembra quasi che si voglia accentuare il significato di determinate parole: il movimento circolare del dito quando si dice la parola "dopo", il movimento della mano quando si dice "ciao", eccetera. Altri gesti invece sono segni di nervosismo: giocherellare con un anello, con un braccialetto, con i capelli mentre si parla e si sta tentando di dire una cosa difficile da esprimere..gli intercalari "cioè", "praticamente", "eh niente allora..", totalmente inutili. Per quanto ci si possa sforzare di escludere gli intercalari dal discorso, il risultato molte volte può essere scarso. Anch'essi sono segno di nervosismo, non avere molta vogia di parlare o non riuscire ad esprimersi totalmente. Molte volte si da troppa importanza alle parole e la gente non guarda i gesti. Secondo me dovremmo saper guardare più attentamente tutti questi particolari che accomunano le persone perchè, sembrano dettagli inutili ma..Provate ad immaginare una conversazione senza gesti e senza che la voce cambi tonalità a seconda di ciò che si dice.Capireste tutto ciò che vi viene detto?
___Ste___ July 22 il piccolo principe - capitolo 18capitolo 18
Il piccolo principe traverso' il deserto e non incontro' che un fiore. Un fiore a tre petali, un piccolo fiore da niente... "Buon giorno", disse il piccolo principe. "Buon giorno", disse il fiore. "Dove sono gli uomini?" domando' gentilmente il piccolo principe. Un giorno il fiore aveva visto passare una carovana: "Gli uomini? Ne esistono, credo, sei o sette. Li ho visti molti anni fa. Ma non si sa mai dove trovarli. Il vento li spinge qual e la'. Non hanno radici, e questo li imbarazza molto". "Addio", disse il piccolo principe. "Addio", disse il fiore. il piccolo principe - capitolo 17capitolo 17
Capita a volte, volendo fare dello spirito, di mentire un po'. Il piccolo principe sorrise: il piccolo principe - capitolo 16capitolo 16
l settimo pianeta fu dunque la Terra. La Terra non e' un pianeta qualsiasi! Ci si contano cento e undici re (non dimenticando, certo, i re negri!), settemila geografi, novecentomila uomini d'affari, sette milioni e mezzo di ubriaconi, trecentododici milioni di vanitosi, cioe' due miliardi circa di adulti. Per darvi un'idea delle dimensioni della Terra, vi diro' che prima dell'invenzione dell'elettricita' bisognava mantenere, sull'insieme dei sei continenti, una vera armata di quattrocentosessantaduemila e cinquecentoundici lampionai per accendere i lampioni. Visto un po' da lontano faceva uno splendido effetto. I movimenti di questa armata erano regolati come quelli di un balletto d'opera. Prima c'era il turno di quelli che accendevano i lampioni della Nuova Zelanda e dell'Australia. Dopo di che, questi, avendo accesi i loro lampioni, se ne andavano a dormire. Allora entravano in scena quelli della Cina e della Siberia. Poi anch'essi se la battevano fra le quinte. Allora veniva il turno dei lampionai della Russia e delle Indie. Poi di quelli dell'Africa e dell'Europa. Poi di quelli dell'America del Sud e infine di quelli dell'America del Nord. E mai che si sbagliassero nell'ordine di entrata in scena. Era grandioso. il piccolo principe - capitolo 15capitolo 15
Il sesto pianeta era dieci volte piu' grande. Era abitato da un vecchio signore che scriveva degli enormi libri. "Ecco un esploratore", esclamo' quando scorse il piccolo principe. Il piccolo principe si sedette sul tavolo ansimando un poco. Era in viaggio da tanto tempo. "Da dove vieni?" gli domando' il vecchio signore. "Che cos'e' questo grosso libro?" disse il piccolo principe. "Che cosa fate qui?" "Sono un geografo", disse il vecchio signore. "Che cos'e' un geografo?" "E' un sapiente che sa dove si trovano i mari, i fiumi, le citta', le montagne e i deserti". "E' molto interessante", disse il piccolo principe, "questo finalmente e' un vero mestiere!" E diede un'occhiata tutto intorno sul pianeta del geografo. Non aveva mai visto fino ad ora un pianeta cosi' maestoso. "E' molto bello il vostro pianeta. Ci sono degli oceani?" "Non lo posso sapere", disse il geografo. "Ah! (il piccolo principe fu deluso) E delle montagne?" "Non lo posso sapere", disse il geografo. "Non si sa mai", disse il geografo. il piccolo principe - capitolo 14capitolo 14
durante il viaggio. Il quinto pianeta era molto strano. Vi era appena il posto per sistemare un lampione e l'uomo che l'accendeva. Il piccolo principe non riusciva a spiegarsi a che potessero servire, spersi nel cielo, si di un pianeta senza case, senza abitanti, un lampione e il lampionaio. Eppure si disse: "Forse quest'uomo e' veramente assurdo. Pero' e' meno assurdo del re, del vanitoso, dell'uomo d'affari e dell'ubriacone. Almeno il suo lavoro ha un senso. Questo accende il suo lampione, e' come se facesse nascere una stella in piu', o un fiore. Quando lo spegne addormenta il fiore o la stella. E' una bellissima occupazione, ed e' veramente utile, perche' e' bella". Salendo sul pianeta saluto' rispettosamente l'uomo: "Buon giorno. Perche' spegni il tuo lampione?" "E' la consegna" rispose il lampionaio. "Buon giorno". "Che cos'e' la consegna?" "E' di spegnere il mio lampione. Buona sera". E lo riaccese. "E adesso perche' lo riaccendi?" "E' la consegna". "Non capisco", disse il piccolo principe. "Non c'e' nulla da capire", disse l'uomo, "la consegna e' la consegna. Buon giorno". E spense il lampione. Poi si asciugo' la fronte con un fazzoletto a quadri rossi. "Faccio un mestiere terribile. Una volta era ragionevole. Accendevo al mattino e spegnevo alla sera, e avevo il resto del giorno per riposarmi e il resto della notte per dormire..."" "E dopo di allora e' cambiata la consegna?" il piccolo principe - capitolo 13capitolo 13
Il quarto pianeta era abitato da un uomo d'affari. Questo uomo era cosi' occupato che non alzo' neppure la testa all'arrivo del piccolo principe. "Buon giorno", gli disse questi. "La vostra sigaretta si e' spenta". "Tre piu' due fa cinque. Cinque piu' sette: dodici. Dodici piu' tre: quindici. Buon giorno. Quindici piu' sette fa ventidue. Ventidue piu' sei: ventotto. Non ho tempo per riaccenderla. Ventisei piu' cinque trentuno. Ouf! Dunque fa cinquecento e un milione seicento ventiduemila settecento trentuno". "Cinquecento e un milione di che?" "Hem! Sei sempre li'? Cinquecento e un milione di ... non lo so piu'. Ho talmente da fare! Sono un uomo serio, io, non mi diverto con delle frottole! Due piu' cinque: sette..." "Cinquecento e un milione di che?" ripete' il piccolo principe che mai aveva rinunciato a una domanda una volta che l'aveva espressa. L'uomo d'affari alzo' la testa: "Da cinquantaquattro anni che abito in questo pianeta non sono stato disturbato che tre volte. La prima volta e' stato ventidue anni fa, da una melolonta che era caduta chissa' da dove. Faceva un rumore spaventoso e ho fatto quattro errori in una addizione. La seconda volta e' stato undici anni fa per una crisi di reumatismi. Non mi muovo mai, non ho il tempo di girandolare. Sono un uomo serio, io. La terza volta ... eccolo! Dicevo dunque cinquecento e un milione". "Milione di che?" L'uomo d'affari capi' che non c'era speranza di pace. "Milioni di quelle piccole cose che si vedono qualche volta nel cielo". "Di mosche?" "Ma no, di piccole cose che brillano". "Di api?" "Ma no. Di quelle piccole cose dorate che fanno fantasticare i poltroni. Ma sono un uomo serio, io! Non ho il tempo di fantasticare". "Ah! di stelle?" "Eccoci. Di stelle". "E che ne fai di cinquecento milioni di stelle?" "Cinquecento e un milione seicentoventiduemilasettecentotrentuno. Sono un uomo serio io, sono un uomo preciso." "E che te ne fai di queste stelle?" "Che cosa me ne faccio?" "Si". "Niente. Le possiedo io". "Tu possiedi le stelle?" "Si". "Ma ho gia' veduto un re che..." il piccolo principe - capitolo 12capitolo 12
Il pianeta appresso era abitato da un ubriacone. Questa visita fu molto breve, ma immerse il piccolo principe in una grande malinconia. "Che cosa fai?" chiese all'ubriacone che stava in silenzio davanti a una collezione di bottiglie vuote e a una collezione di bottiglie piene "Bevo" rispose, in tono lugubre, l'ubriacone. il piccolo principe - capitolo 11capitolo 11
Il secondo pianeta era abitato da un vanitoso. "Ah! ah! ecco la visita di un ammiratore", grido' da lontano il vanitoso appena scorse il piccolo principe. Per i vanitosi tutti gli altri uomini sono degli ammiratori. "Buon giorno", disse il piccolo principe, "che buffo cappello avete!" "E' per salutare", gli rispose il vanitoso. "E' per salutare quando mi acclamano, ma sfortunatamente non passa mai nessuno da queste parti". "Ah si?" disse il piccolo principe che non capiva. "Batti le mani l'una contro l'altra", consiglio' percio' il vanitoso. Il piccolo principe batte' le mani l'una contro l'altra e il vanitoso saluto' con modestia sollevando il cappello. E' piu' divertente che la visita al re, si disse il piccolo principe, e ricomincio' a batter le mani l'una contro l'altra. Il vanitoso ricomincio' a salutare sollevando il cappello. Dopo cinque minuti di questo esercizio il piccolo principe si stanco' della monotonia del gioco: "E che cosa bisogna fare", domando', "perche' il cappello caschi?" Ma il vanitoso non l'intese. il piccolo principe - capitolo 10capitolo 10
Il piccolo principe si trovava nella regione degli asteroidi 325, 326, 327, 328, 329 e 330. Comincio' a visitarli per cercare un'occupazione e per istruirsi. Il primo asteroide era abitato da un re. Il re, vestito di porpora e d'ermellino, sedeva su un trono molto semplice e nello stesso tempo maestoso. "Ah! ecco un suddito", esclamo' il re appena vide il piccolo principe. E il piccolo principe si domando': "Come puo' riconoscermi se non mi ha mai visto?" Non sapeva che per i re il mondo e' molto semplificato. Tutti gli uomini sono dei sudditi. "Avvicinati che ti veda meglio", gli disse il re che era molto fiero di essere finalmente re per qualcuno. Il piccolo principe cerco' con gli occhi dove potersi sedere, ma il pianeta era tutto occupato dal magnifico manto di ermellino. Dovette rimanere in piedi, ma era tanto stanco che sbadiglio'. "E' contro all'etichetta sbadigliare alla presenza di un re", gli disse il monarca, "te lo proibisco". "Non posso farne a meno", rispose tutto confuso il piccolo principe. "Ho fatto un lungo viaggio e non ho dormito..." "Allora", gli disse il re, "ti ordino di sbadigliare. Sono anni che non vedo qualcuno che sbadiglia, e gli sbadigli sono una curiosita' per me. Avanti! Sbadiglia ancora. E' un ordine". "Mi avete intimidito... non posso piu'", disse il piccolo principe arrossendo. "Hum! hum!" rispose il re. "Allora io... io ti ordino di sbadigliare un po' e un po'..." Borbotto' qualche cosa e sembro' seccato. Perche' il re teneva assolutamente a che la sua autorita' fosse rispettata. Non tollerava la disubbidienza. Era un monarca assoluto. Ma siccome era molto buono, dava degli ordini ragionevoli. "Se ordinassi", diceva abitualmente, "se ordinassi a un generale di trasformarsi in un uccello marino, e se il generale non ubbidisse, non sarebbe colpa del generale. Sarebbe colpa mia"" "Posso sedermi?" s'informo' timidamente il piccolo principe. "Ti ordino di sederti", gli rispose il re che ritiro' maestosamente una falda del suo mantello di ermellino. Il piccolo principe era molto stupito. Il pianeta era piccolissimo e allora su che cosa il re poteva regnare? "Sire", gli disse, "scusatemi se vi interrogo..." "Ti ordino di interrogarmi", si affretto' a rispondere il re. "Sire, su che cosa regnate?" il piccolo principe - capitolo 9capitolo 9
Io credo che egli approfitto', per venirsene via, di una migrazione di uccelli selvatici. Il mattino della partenza mise bene in ordine il suo pianeta. Spazzo' accuratamente il camino dei suoi vulcani in attivita'. Possedeva due vulcani in attivita'. Ed era molto comodo per far scaldare la colazione del mattino. E possedeva anche un vulcano spento. Ma, come lui diceva, "non si sa mai" e cosi' spazzo' anche il camino del vulcano spento. Se i camini sono ben puliti, bruciano piano piano, regolarmente, senza eruzioni. Le eruzioni vulcaniche sono come gli scoppi nei caminetti. il piccolo principe - capitolo 8capitolo 8
Imparai ben presto a conoscere meglio questo fiore. C'erano sempre stati sul pianeta del piccolo principe dei fiori molto semplici, ornati di una sola raggiera di petali, che non tenevano posto e non disturbavano nessuno. Apparivano un mattino nell'erba e si spegnevano la sera. Ma questo era spuntato un giorno, da un seme venuto chissa' da dove, e il piccolo principe aveva sorvegliato da vicino questo ramoscello che non assomigliava a nessun altro ramoscello. Poteva essere una nuova specie di baobab. Ma l'arbusto cesso' presto di crescere e comincio' a preparare un fiore. Il piccolo principe che assisteva alla formazione di un bocciolo enorme, sentiva che ne sarebbe uscita un'apparizione miracolosa, ma il fiore non smetteva piu' di prepararsi ad essere bello, al riparo della sua camera verde. Sceglieva con cura i suoi colori, si vestiva lentamente, aggiustava i suoi petali ad uno ad uno. Non voleva uscire sgualcito come un papavero. Non voleva apparire che nel pieno splendore della sua bellezza. Eh, si, c'era una gran civetteria in tutto questo! La sua misteriosa toeletta era durata giorni e giorni. E poi, ecco che un mattino, proprio all'ora del levar del sole, si era mostrato. E lui, che aveva lavorato con tanta precisione, disse sbadigliando: "Ah! mi sveglio ora. Ti chiedo scusa... sono ancora tutto spettinato..." Il piccolo principe allora non pote' frenare la sua ammirazione: "Come sei bello !" "Vero", rispose dolcemente il fiore, "e sono insieme al sole..." Cosi' l'aveva ben presto tormentato con la sua vanita' un poco ombrosa. Ma si era interrotto. Era venuto sotto forma di seme. Aveva preso sul serio delle parole senza importanza che l'avevano reso infelice. July 21 il piccolo principe - capitolo 7capitolo 7
Al quinto giorno, sempre grazie alla pecora, mi fu svelato questo segreto della vita del piccolo principe. Mi domando' bruscamente, senza preamboli, come il frutto di un problema meditato a lungo in silenzio: "Una pecora se mangia gli arbusti, mangia anche i fiori?" "Una pecora mangia tutto quello che trova". "Anche i fiori che hanno le spine?" "Ma allora le spine a che cosa servono?" Ma dopo un silenzio mi getto' in viso con una specie di rancore: Il piccolo principe disturbo' di nuovo le mie riflessioni. Mi guardo' stupefatto. Ne ebbi un po' di vergogna. Ma, senza pieta', aggiunse: E tutto il giorno ripete come te: <Io sono un uomo serio! Io sono un uomo serio!> e si gonfia di orgoglio. Arrossi', poi riprese: Era caduta la notte. Non sapevo bene che cosa dirgli. Mi sentivo molto maldestro. il piccolo principe - capitolo 6capitolo 6
Oh, piccolo principe, ho capito a poco a poco la tua piccola vita malinconica. Per molto tempo tu non avevi avuto per distrazione che la dolcezza dei tramonti. Ho appreso questo nuovo particolare il quarto giorno, al mattino, quando mi hai detto: "Mi piacciono tanto i tramonti. Andiamo a vedere un tramonto..." "Ma bisogna aspettare..." "Aspettare che?" Da prima hai avuto un'aria molto sorpresa, e poi hai riso di te stesso e mi hai detto: "Un giorno ho visto il sole tramontare quarantatre' volte!" "Il giorno delle quarantatre' volte eri tanto triste?" il piccolo principe - capitolo 5capitolo 5
Ogni giorno imparavo qualche cosa sul pianeta, sulla partenza, sul viaggio. Veniva da se', per qualche riflessione. Fu cosi' che al terzo giorno conobbi il dramma dei baobab. Anche questa volta fu merito della pecora, perche' bruscamente il piccolo principe mi interrogo', come preso da un grave dubbio: "E' proprio vero che le pecore mangiano gli arbusti?" Non capii perche' era cosi' importante che le pecore mangiassero gli arbusti. L'idea della mandria di elefanti fece ridere il piccolo principe: Ma osservo' saggiamente: E mi ci volle un grande sforzo d'intelligenza per capire da solo questo problema Infatti, sul pianeta del piccolo principe ci sono, come su tutti i pianeti, le erbe buone e quelle cattive. Allora di stira, e sospinge da principio timidamente verso il sole un bellissimo ramoscello inoffensivo. "E' una questione di disciplina", mi diceva piu' tardi il piccolo principe. E' un lavoro molto noioso, ma facile". "Se un giorno viaggeranno ", mi diceva, "questo consiglio gli potra' servire. E dico: "Bambini! Fate attenzione ai baobab!" Voi mi domanderete forse: Perche' non ci sono in questo libro altri disegni altrettanto grandiosi come quello dei baobab? il piccolo principe - capitolo 4capitolo 4
Avevo cosi' saputo una seconda cosa molto importante! Che il suo pianeta nativo era poco piu' grande di una casa. Tuttavia questo non poteva stupirmi molto. Sapevo benissimo che, oltre ai grandi pianeti come la Terra, Giove, Marte, Venere ai quali si e' dato un nome, ce ne sono centinaia ancora che sono a volte cosi' piccoli che si arriva si' e no a vederli col telescopio. Quando un astronomo scopre uno di questi, gli da' per nome un numero. Questo asteroide e' stato visto una sola volta al telescopio da un astronomo turco. Fortunatamente per la reputazione dell'asteroide B 612 un dittatore turco impose al suo popolo, sotto pena di morte, di vestire all'europea
L'astronomo rifece la sua dimostrazione nel 1920, con un abito molto elegante. Quando voi gli parlate di un nuovo amico, mai si interessano alle cose essenziali. Ma vi domandano: "Che eta' ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?" Allora soltanto credono di conoscerlo. Se voi dite ai grandi: "Ho visto una bella casa in mattoni rosa, con dei gerani alle finestre, e dei colombi sul tetto"" loro non arrivano a immaginarsela. Cosi' se voi gli dite: "La prova che il piccolo principe e' esistito, sta nel fatto che era bellissimo, che rideva e che voleva una pecora. Ma se voi invece gli dite: "Il pianeta da dove veniva e' l'asteroide B 612" allora ne sono subito convinti e vi lasciano in pace con le domande. Ma certo, noi che comprendiamo la vita, noi che ce ne infischiamo dei numeri! Perche' non mi piace che si legga il mio libro alla leggera. E' un grande dispiacere per me confidare questi ricordi. Sono gia' sei anni che il mio amico se ne e' andato con la sua pecora e io cerco di descriverlo per non dimenticarlo. E posso anch'io diventare come i grandi che non s'interessano piu' che di cifre. Mi studiero' di fare ritratti somigliantissimi. Il mio amico non mi dava mai delle spiegazioni. Forse credeva che fossi come lui. Il piccolo principe - capitolo 3capitolo 3
Ci misi molto tempo a capire da dove venisse. Il piccolo principe, che mi faceva una domanda dopo l'altra, pareva che non sentisse mai le mie. Cosi', quando vide per la prima volta il mio aeroplano (non lo disegnero' perche' sarebbe troppo complicato per me), mi domando': "Non e' una cosa - vola. E' un aeroplano. E' il mio aeroplano". Allora grido': "Si", risposi modestamente. "Ah! Questa e' buffa..." Poi riprese: "Allora anche tu vieni dal cielo! Di quale pianeta sei?" Ma non mi rispose. Scrollo' gentilmente il capo osservando l'aeroplano. Poi, tirando fuori dalla tasca la mia pecora, sprofondo' nella contemplazione del suo tesoro. Cercai dunque di tirargli fuori qualche altra cosa: Mi rispose dopo un silenzio meditativo: "Certo. E se sei buono ti daro' pure una corda per legare la pecora durante il giorno. E un paletto". La mia proposta scandalizzo' il piccolo principe. "Ma se non la leghi andra' in giro e si perdera'..." Il mio amico scoppio' in una nuova risata: "Dappertutto. Dritto davanti a se'..." E il piccolo principe mi rispose gravemente: Il Piccolo principe - Capitolo 2Capitolo 2
Era una questione di vita o di morte, perche’ avevo acqua da bere soltanto per una settimana. La prima notte, dormii sulla sabbia, a mille miglia da qualsiasi abitazione umana. Ero piu’ isolato che un marinaio abbandonato in mezzo all’oceano, su una zattera, dopo un naufragio. Potete immaginare il mio stupore di essere svegliato all’alba da una strana vocetta: "Mi disegni, per favore, una pecora?" "Cosa?" "Disegnami una pecora". Balzai in piedi come fossi stato colpito da un fulmine. Mi strofinai gli occhi piu’ volte guardandomi attentamente intorno. E vidi una straordinaria personcina che mi stava esaminando con grande serieta’. Qui potete vedere il miglior ritratto che riuscii a fare di lui, piu’ tardi. Ma il mio disegno e’ molto meno affascinante del modello. La colpa non e’ mia, pero’. Con lo scoraggiamento che hanno dato i grandi, quando avevo sei anni, alla mia carriera di pittore, non ho mai imparato a disegnare altro che serpenti boa dal di fuori o serpenti boa dal di dentro. Ora guardavo fisso l’improvvisa apparizione con gli occhi fuori dall’orbita per lo stupore. Dovete pensare che mi trovavo a mille miglia da una qualsiasi regione abitata, eppure il mio ometto non sembrava smarrito in mezzo alle sabbie, ne' tramortito per la fatica, o per la fame, o per la sete, o per la paura. Niente di lui mi dava l’impressione di un bambino sperduto nel deserto, a mille miglia da qualsiasi abitazione umana. Quando finalmente potei parlare gli domandai: "Ma che cosa fai qui?" Con tutta risposta, egli ripete’ lentamente come si trattasse di cosa di molta importanza: "Per piacere, disegnami una pecora…" Quando un mistero e’ cosi’ sovraccarico, non si osa disubbidire. Per assurdo che mi sembrasse, a mille miglia da ogni abitazione umana, e in pericolo di morte, tirai fuori dalla tasca un foglietto di carta e la penna stilografica. Ma poi ricordai che i miei studi si erano concentrati sulla geografia, sulla storia, sull’aritmetica e sulla grammatica e gli dissi, un po’ di malumore, che non sapevo disegnare. Mi rispose: "Non importa. Disegnami una pecora…" Non avevo mai disegnato una pecora e allora feci per lui uno di quei disegni che avevo fatto tante volte: quello del boa dal di dentro; e fui sorpreso di sentirmi rispondere: "No, no, no! Non voglio l’elefante dentro il boa. Il boa e’ molto pericoloso e l’elefante molto ingombrante. Dove vivo io tutto e’ molto piccolo. Ho bisogno di una pecora: disegnami una pecora". Feci il disegno. Lo guardo’ attentamente, e poi disse: "No! Questa pecora e’ malaticcia. Fammene un’altra". Feci un altro disegno Il mio amico mi sorrise gentilmente, con indulgenza. "Lo puoi vedere da te", disse, "che questa non e’ una pecora. E’ un ariete. Ha le corna". Rifeci il disegno una terza volta, ma fu rifiutato come i precedenti "Questa e’ troppo vecchia. Voglio una pecora che possa vivere a lungo". Questa volta la mia pazienza era esaurita, avevo fretta di rimettere a posto il mio motore. Buttai giu’ un quarto disegno. E tirai fuori questa spiegazione: "Questa e’ soltanto la sua cassetta. La pecora che volevi sta dentro". Fui molto sorpreso di vedere il viso del mio piccolo giudice illuminarsi. "Questo e’ proprio quello che volevo. Pensi che questa pecora dovra’ avere una gran quantita’ d’erba?" "Perche’?" "Perche’ dove vivo io, tutto e’ molto piccolo…" "Ci sara’ certamente abbastanza erba per lei, e’ molto piccola la pecora che ti ho data". Si chino’ sul disegno: "Non cosi’ piccola che – oh, guarda! – si e’ messa a dormire…" E fu cosi’ che feci la conoscenza del piccolo principe. Il Piccolo Principe - Capitolo 1Capitolo 1
Rappresentava un serpente boa nell’atto di inghiottire un animale. Eccovi la copia del disegno. C’era scritto: "I boa ingoiano la loro preda tutta intera, senza masticarla. Dopo di che non riescono piu’ a muoversi e dormono durante i sei mesi che la digestione richiede". Meditai a lungo sulle avventure della jungla. E a mia volta riuscii a tracciare il mio primo disegno. Il mio disegno numero uno. Era cosi’: Era il disegno di un boa che digeriva un elefante. Affinche’ vedessero chiaramente che cos’era, disegnai l’interno del boa. Bisogna sempre spiegargliele le cose, ai grandi. Il mio disegno numero due si presentava cosi’ Questa volta mi risposero di lasciare da parte i boa, sia di fuori che di dentro, e di applicarmi invece alla geografia, alla storia, all’aritmetica e alla grammatica. Fu cosi’ che a sei anni io rinunziai a quella che avrebbe potuto essere la mia gloriosa carriera di pittore. Il fallimento del mio disegno numero uno e del mio disegno numero due mi aveva disarmato. I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta. Allora scelsi un’altra professione e imparai a pilotare gli aeroplani. Ho volato un po’ sopra tutto il mondo: e veramente la geografia mi e’ stata molto utile. A colpo d’occhio posso distinguere la Cina dall’Arizona, e se uno si perde nella notte, questa sapienza e’ di grande aiuto. Ho conosciuto molte persone importanti nella mia vita, ho vissuto a lungo in mezzo ai grandi. |
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